Goloso e Curioso
LA CUCINA ITALIANA NEL MONDO PATRIMONIO DELL’UMANITÀ

LA CUCINA ITALIANA NEL MONDO PATRIMONIO DELL’UMANITÀ

Abbiamo insegnato al mondo a sedersi a tavola” queste semplici parole, pronunciate da un anziano emigrato in Australia, riassumono il meglio di tutte la storie della Cucina Italiana nel mondo e l’essenza del suo messaggio. Sono anche l'ideale premessa di un Programma che si è tradotto in Manifesto per il riconoscimento della “Cucina Italiana nel Mondo come Patrimonio dell’Umanità”. Il primo passo in questa direzione sarà dato dal VI Forum della Cucina Italiana nel Mondo, in programma nel Casentino (AR), ma con un post forum anche nelle Marche che lancerà ufficialmente le iniziative volte al riconoscimento da parte dell’Unesco della “Cucina Italiana nel Mondo, Patrimonio dell’Umanità” (www.italiancuisine.world). Cuochi e ristoratori italiani provenienti da oltre 75 nazioni si riuniranno, insieme ai rappresentanti delle Istituzioni e delle Associazioni Cuochi sparse sul territorio italiano, allo scopo di sostenere il progetto che condurrà la Associazione ICW – Italian Cuisine in the World (ICW) a diventare successivamente Fondazione per la Cucina Italiana nel Mondo (ICWF), contenitore necessario per avanzare la richiesta all’UNESCO di riconoscere la cucina e l’enogastronomia italiane fuori dall’Italia come Patrimonio immateriale dell’umanità. L’Associazione punta a creare anche un Osservatorio Permanente dell’Enogastronomia italiana nel mondo. E non ultimo sarà la casa degli eventi di promozione che hanno già una lunga storia alle spalle: la IDIC – International Day of Italian Cuisines (dieci edizioni), l’Italian Cuisine World Summit (nove edizioni a Hong Kong, Pechino, Dubai) e lo stesso Forum giunto alla sesta edizione. Ma sarebbe riduttivo rappresentare il movimento solo con questi eventi. “Seguire e far conoscere la storia e le rotte contemporanee della cucina italiana nel mondo non e’ importante solo per l’Italia. Lo e’ anche per moltissimi altri paesi nei quali la cucina italiana è stata parte della loro storia ed economia”, dice Rosario Scarpato, direttore del Forum e iniziatore quasi 20 anni fa, con lo chef Mario Caramella, del network di cuochi, ristoratori e culinary professional itchefs-GVCI (www.itchefs-gvci.com). La richiesta all’Unesco punta a tutelare milioni di consumatori di cucina italiana nel mondo, a qualunque latitudine, che quando pagano per cibo presentato come italiano hanno diritto a qualcosa che rispetti le tradizioni, la salute, i territori, le radici e i valori della cultura enogastronomica italiana. Gli esperti confermano che l’Unesco privilegia nuove proposte che escono dalla visione convenzionale e siano rivolte ai metodi e saperi tradizionali, alla produzione e al know how delle popolazioni. “La definizione si applica pienamente alla cucina italiana nel mondo come tradizione mantenuta viva dall’insieme dal movimento di cuochi, ristoratori, educatori e promotori enogastronomici, i quali finalmente riceverebbero il giusto riconoscimento” sostiene Pietro Laureano, esperto Unesco e Presidente di ICOMOS Italia. Proprio per la sua particolare mission a difesa dell’autenticità della cultura enogastronomica italiana all’estero, l’Associazione per la cucina italiana nel mondo (e la Fondazione successivamente), che pure avrà filiali in tutto il mondo, avrà la sede nel Casentino. Questa “valle chiusa” (Clusentium), per questo poco contaminata e ricca di esperienze che hanno mantenuto e valorizzato in modo virtuoso il patrimonio gastronomico tradizionale, è l’emblema di tante tante simili aree rurali e periferiche d’Italia, dove sono ancora visibili ad occhio nudo i processi che hanno modellato la cucina della tradizione italiana che poi è andata nel mondo. Il VI Forum si svolge negli stessi giorni delle manifestazioni celebrative della Macelleria di Simone Fracassi, Maestro del Gusto e ambasciatore della carne di Chianina “salubre” nel mondo nonché promotore di Capolavori a tavola, e certamente uno dei più competenti artigiani. Un lungo viaggio, dunque, che affonda le radici nella storia dell’emigrazione italiana, un percorso che, quasi vent’anni fa, diviene consapevolezza grazie alla lungimiranza di pochi professionisti della ristorazione, che, in breve tempo, divengono migliaia, al tempo stesso attori e testimoni di una trasformazione che oggi ci permette di ambire all’inizio di una nuova era per la Cucina Italiana nel Mondo. Rosario Scarpato e Mario Caramella indicarono la strada, con tenacia, determinazione ed un briciolo di follia, oggi quella strada è finalmente percorsa da tutti coloro, istituzioni ed associazioni, che credono nella forza travolgente della cucina per la promozione dell’Italia in tutti i suoi talenti. Sono 20 anni che i cuochi italiani che vivono e/o lavorano all’estero tracciano la strada; base il Forum su internet da cui è nato tutto, con uno scambio di mail quotidiano, per informazioni e supporto (oggi anche su WhatsApp), ma sono le manifestazioni esterne ad aver reso autorevole e riconosciuto il Gruppo (www.itchefs-gvci.com), a partire dai primi incontri in Italia fin dal 2005, ai Summit in diverse città del mondo, alla ormai attesa IDIC, la Giornata Internazionale della Cucina Italiana, durante la quale ogni anno viene celebrato un piatto della tradizione culinaria nazionale. A rappresentare le migliaia di connazionali che ogni giorno promuovono l’Italia nel mondo si incontreranno in Casentino decine di professionisti per dialogare con i colleghi residenti e i molti produttori che da anni li seguono con passione traendone beneficio per le proprie esportazioni. Lo stesso Casentino è stata scelta quale sede della Fondazione che si andrà a costituire, sede alla quale faranno riferimento filiali sparse in tutto il mondo. Un luogo scelto quale simbolo della ruralità, della sapienza contadina che sta alla base della migliore produzione enogastronomica del nostro Paese.


Claudio Zeni



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La cucina italiana nel mondo patrimonio dell’umanitÀ

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Claudio Zeni, laureato in Letterature e Lingue straniere è nel mondo del giornalismo dall’età di 18 anni. Appassionato di sport, enogastronomia e turismo collabora con media locali, nazionali ed internazionali di settore. Tra i principali riconoscimenti giornalistici assegnatigli si ricorda il premio nazionale Gennaro Paone consegnatogli a Roma dal direttore generale dell’Enit, il I.o premio giornalistico nazionale ‘Strada del Vino del Recioto e di Gambellara’,  il I.o premio ‘Primavera del prosecco’, 'Amici della Chianina', 'Premio Tarlati', 'Scandiano', 'Sant'Angelo in Vado, 'Apicio', 'La bisaccia del tartufaio', 'Burson'. Per quattro anni ha seguito l’Hong Kong Food Festival e per due ha coordinato la manifestazione nazionale Top of Golf finalizzata alla proclamazione del miglior ristorante della ‘Wine Tour Cup’ dell'Associazione 'Città del Vino'. Coordinatore della giuria e dei cuochi del concorso culinario ‘Tartufo d’oro’ di Gubbio’. Unitamente al Presidente dei Cuochi di Arezzo organizza il concorso  'Penne bruciate', giornalisti ai fornelli dove a vincere è il 'piatto peggiore'. Autore con Leone Cungi del libro ‘Sport e società a Monte San Savino (Un secolo di storia sportiva e tradizioni sul borgo toscano). 

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